di BRUNO ROBELLO de FILIPPIS. Le autorità in alta uniforme, i sorrisi di circostanza, i nastri tricolori tagliati davanti ai flash dei fotografi; poi, spenti i riflettori delle inaugurazioni ufficiali, la realtà torna a bussare alla porta dei cittadini sotto forma di abbandono e incuria. È la parabola discendente di Piazza Enzo Tortora ad Albenga, un’area che oggi si presenta come il ritratto del disinteresse pubblico, dove persino la memoria storica e istituzionale viene calpestata dalla totale assenza di manutenzione.
Il simbolo più doloroso e lampante di questo “passata la festa, gabbato lo santo” è lo stato in cui versa il monumento dedicato all’Arma dei Carabinieri. Quello che dovrebbe essere un luogo di solenne rispetto e memoria, curato e protetto, è stato di fatto abbandonato a se stesso.
I cittadini e i lettori segnalano esterrefatti una situazione che oscilla tra il decoro negato e il ridicolo: le fioriere che circondano la statua contengono ormai solo terra arida ed erba secca, in un altro grande vaso bianco adiacente alla scultura, in cui spunta un cactus solitario, fa bella mostra di sé sul selciato di ciottoli persino un calzino nero abbandonato. È questo il rispetto che la cittàriserva a chi ha donato la vita per lo Stato? Il contrasto tra i sorrisi delle cerimonie inaugurali e la desolazione odierna è a dir poco stridente.
La rabbia dei nostri lettori non nasce dalla richiesta di opere faraoniche, ma dalla constatazione che per restituire dignità a quest’area basterebbe davvero poco: un po’ di acqua per le piante, una pulizia regolare, la sostituzione di un cestino spaccato; piccoli gesti di ordinaria amministrazione che però il Comune sembra aver dimenticato.
Invece, camminando per la piazza, lo scenario è desolante. Il campo da basket ha le recinzioni e i tabelloni imbrattati di graffiti; l’area giochi per i più piccoli è fuori uso: lo scivolo principale ècoperto di scritte vandaliche e circondato da transenne metalliche, lì immagine è di un cantiere fantasma, l’erba del prato è ingiallita, i cassonetti sono danneggiati e le palme decorative mostrano rami secchi che toccano terra senza che nessuno se ne occupi.

Il degrado visivo ed estetico, purtroppo, è spesso il preludio a problemi ben più gravi. Non è un caso che un cittadino, di fronte a questo spettacolo, abbia commentato con amara provocazione: “Se fossi un delinquente questa sarebbe una piazza per me idonea”; una frase forte, che lancia un campanello d’allarme sociale: quando lo spazio pubblico viene sottratto alla comunità per essere consegnato all’incuria, si creano le condizioni perfette affinché quelle aree diventino terra di nessuno, o peggio, zone di microcriminalità.

La colpa è dei vandali, giusto, ma noi non siamo amministrati da vandali; i cittadini non chiedono miracoli, chiedono il minimo indispensabile: decoro urbano, manutenzione costante e il rispetto dovuto a un monumento istituzionale. Piazza Enzo Tortora deve tornare a essere un luogo dei cittadini, non il monumento all’abbandono post-inaugurazione.







