Quarant’anni fa, nel 1986, usciva in Giappone un videogioco che avrebbe cambiato per sempre il modo di intendere i giochi di ruolo: Dragon Quest. Un titolo semplice, quasi essenziale, ma capace di conquistare milioni di persone grazie alla sua atmosfera, ai suoi personaggi e a quel senso di avventura che ancora oggi è il marchio di fabbrica della serie.
Oggi, nel 2026, Dragon Quest festeggia un traguardo importante, e lo fa con la stessa eleganza e discrezione che lo ha sempre contraddistinto.
Le origini di un mito
L’idea nacque da Yuji Horii, che voleva creare un gioco di ruolo accessibile a tutti, non solo agli appassionati più esperti. Per riuscirci coinvolse due figure che avrebbero dato un’impronta indelebile alla serie:
- Akira Toriyama, autore di Dragon Ball, che con il suo stile ha reso immediatamente riconoscibili mostri ed eroi.
- Koichi Sugiyama, che ha composto melodie diventate iconiche.
Il risultato fu un gioco che univa esplorazione, combattimenti a turni e una storia semplice ma coinvolgente. Una formula che avrebbe ispirato intere generazioni di sviluppatori e dato vita al genere dei JRPG come lo conosciamo oggi.
In questi quarant’anni la saga ha attraversato console, stili grafici e generazioni di giocatori, mantenendo però sempre lo stesso cuore: il viaggio dell’eroe.
Tra i capitoli più amati:
- Dragon Quest III — considerato uno dei migliori JRPG di sempre.
- Dragon Quest V — famoso per la sua storia familiare, che accompagna il protagonista per tutta la vita.
- Dragon Quest VIII — il capitolo che ha fatto conoscere la serie anche in Europa.
- Dragon Quest XI — un ritorno alle origini con una sensibilità moderna.
Ogni episodio ha aggiunto qualcosa, senza mai snaturare l’identità della saga.
Per celebrare l’anniversario, Square Enix ha organizzato eventi, mostre e concerti dedicati alla storia della serie. Ma l’attenzione dei fan è tutta rivolta al futuro, in particolare a Dragon Quest XII, annunciato durante la presentazione sul canale di Youtube come un capitolo più maturo e dai toni più oscuri.
Durante la presentazione, il produttore Yosuke Saito ha confermato che:
- lo sviluppo è stato azzerato e ricominciato da capo;
- il team è stato ristrutturato;
- il gioco sarà più tradizionale e meno “dark” rispetto al concept iniziale (The Flames of Fate);
- non esiste ancora una data di uscita né piattaforme confermate.
È stato mostrato anche un nuovo trailer, con:
- un protagonista dai capelli castano chiaro e spada sulla spalla;
- ambientazioni molto varie (castelli, spiagge, deserti, caverne);
- nuovi compagni di viaggio, tra cui una ragazza dai capelli rossi con un robot e un giovane uomo-lucertola;
- un drago corazzato come nemico principale.
In un panorama videoludico che cambia continuamente, Dragon Quest rimane un punto fermo. Non punta sull’effetto sorpresa, ma sulla forza della tradizione: l’avventura, la crescita del protagonista, la magia dei piccoli dettagli.
È una serie che non ha mai cercato di inseguire le mode, e forse proprio per questo è riuscita a durare così a lungo.
Quarant’anni dopo, Dragon Quest non è solo una saga di videogiochi: è un pezzo di storia, un simbolo di continuità e un ricordo condiviso da generazioni diverse. E mentre aspettiamo il prossimo capitolo, una cosa è certa: la sua avventura non è ancora finita.




