Domenica 5 luglio sulla spiaggia del Prolungamento di Savona c’è stato un accoltellamento. Due uomini hanno iniziato una discussione, questa sarebbe degenerata, in quanto uno dei due ha ritenuto che l’altro si fosse avvicinato troppo, successivamente uno dei protagonisti ha estratto un coltello colpendo l’altro, il quale è stato trasportato all’ospedale ed è poi deceduto.
Tralascio altri particolari di cronaca come la fuga dell’accoltellatore e mi soffermo su alcune considerazioni di carattere più generale.
Come si vede dalle fotografie presenti in questo articolo (scattate oggi), sulla spiaggia sono ancora presenti due tende (se così vogliamo chiamarle), non sono quelle coinvolte nell’episodio di domenica, in quanto sequestrate dalle forze dell’ordine; sono due nuove “costruzioni” che hanno subito rimpiazzato quelle in cui abitavano i protagonisti della vicenda accaduta domenica. Se osservate bene, sono a ridosso della palizzata, quasi appoggiate, relativamente vicine, ritengo notevole il contrasto tra lo squallore delle due tende e le file di ordinati e colorati ombrelloni dei bagni privati presenti oltre la palizzata dall’altra parte. Io proporrei di costruire una teca, lasciare questo luogo nelle condizioni attuali ad imperitura memoria. Per quanto le tende presenti non siano quelle dei protagonisti originali rendono bene la condizioni di chi vive nelle loro condizioni. Ogni monumento celebra sempre qualcosa, le due tende indicherebbero un fallimento sistematico.
L’episodio dell’accoltellamento è stato riportato da diversi quotidiani a tiratura nazionale e in vari telegiornali, data la sua gravità. Il filosofo Thomas Hobbes, ha teorizzato che la vita civile è possibile solo se la gestione della forza è esercitata esclusivamente da un potere (preferibilmente dello stato), altrimenti si verificherebbe il disordine totale. Quindi per Hobbes, tutti (all’epoca) i sudditi devono cedere l’uso della forza allo stato in modo consapevole. Oramai da alcuni anni in Italia, si presentano persone che ritengono di essere impunibili e di poter svolgere qualsiasi azioni passi loro per la testa, d’altronde le conseguenze previste saranno nulle o quasi. Esempio recente un clamoroso fatto avvenuto a Roma il 1° luglio. Sui social media i titoli erano: “la polizia scappa”. Ovviamente questa in parte è una sensazione, magari errata, il dramma però è che se non possono intervenire efficacemente le forze dell’ordine non può agire proprio nessuno. Ormai da alcuni giorni a Genova sono presenti ronde di privati cittadini con il volto mascherato che praticano le azioni di una specie di polizia privata. Aggrediscono minori non accompagnati e immigrati (i quali creano effettivamente problemi dato che si fermano a spacciare, cercano di aggredire donne e ragazze nei parchi cittadini). In effetti se questi comportamenti (che legalmente parlando sono dei reati) restano impuniti, un cittadino potrà pensare, se dopo varie segnalazioni la situazione non cambia: allora posso picchiare chi mi infastidisce, tanto la farò franca anch’io.
Già Sigmund Freud aveva teorizzato come la vita in società richieda l’abbandono dell’aggressività e ciò è molto difficile.
Tornando a tematiche più specifiche relative alla cittadina di Savona, le scienze sociali insegnano che è vero che una tragedia può essere un episodio isolato, a sé, ma nel caso dell’accoltellamento di Savona non è così. Di fronte ad ogni avvenimento bisogna considerare gli antefatti, come mai si è giunti a certi comportanti? Come segnalato dal nostro giornale, sono anni (almeno un decennio) che sulla spiaggia del Prolungamento di Savona si verificano episodi inammissibili in un luogo civile.
Qualcuno potrebbe pensare ad una mia critica all’amministrazione comunale o alle forze dell’ordine, le quali risponderanno con il notevole numero di interventi effettuati ogni anno, potremmo ben sintetizzare con circa uno al giorno. In effetti davanti all’ingresso della spiaggia del Prolungamento è presente un cartello, scritto in quattro lingue (per gli analfabeti sono presenti i simboli del pallone, delle tende, di cani, dei barbecue con una barra diagonale, il che ne indica il palese divieto).
Ogni giorno nella spiaggia del Prolungamento si recano venditori abusivi, campeggiatori, (le tende presenti oggi sono tre, tanto per la cronaca e nonostante gli avvenimenti di domenica) chi porta droghe, alcool e le consuma davanti a minori con estrema disinvoltura. Furti, risse, rapine, detenzioni di armi sono all’ordine del giorno. Non solo, ormai da anni sono presenti vari gruppi di senza fissa dimora che soggiornano in giacigli di fortuna, basta recuperare qualche ombrellone dimenticato dai turisti e innestare sopra un pezzo di stoffa e si può costruire così una specie di abitazione (ciò che è stato effettuato dai due protagonisti dell’episodio di domenica). Il nostro giornale è da anni che documenta questi comportamenti, (si vedano alcuni miei passati articoli, in particolare quello del 10 agosto 2022, in cui pensavo si fosse raggiunta una vetta o abisso di inciviltà che dir si voglia, avendo notato un bagnante con si era accampato con due rottweiler; il 5 luglio però si è verificata purtroppo un orribile ma non imprevedibile tragedia).
Voglio ricordare le teorie di James Q. Wilson e George Kelling, quelle definite della “finestra rotta”, che hanno dato l’avvio nella città di New York alla tolleranza zero. Secondo la teoria di questi studiosi, se gli episodi di microcriminalità non sono puniti, si arriva a grandi crimini. La gente nota una finestra rotta e pensa che ci sia disattenzione, menefreghismo e che ognuno possa fare ciò che vuole, pare ciò sia quel che è capitato a Savona.
Molti osservatori citano spesso Cesare Beccaria e il suo “Dei delitti e dele pene” in cui il filosofo milanese invita ad una pena per i colpevoli non punitiva ma educativa. Ricordo che se una persona non comprende e non condivide le regole sociali presenti in una determinata nazione la rieducazione è impossibile, risulta meramente utopica. Al riguardo effettuo un semplice esempio pratico attraverso quelli che definisco conti della serva. Una persona che giunge in Italia senza conoscere la lingua necessita di circa 100 ore di lezione per imparala. Aggiungiamo molte variabili quali la voglia di studiare della persona e la paga da attribuire al docente (se stabiliamo € 40 all’ora dovremmo spenderne € 4.000, ma avremo un livello base di conoscenza della lingua), tralasciando i costi di affitto aula reale o virtuale dobbiamo aggiungere le spese per una qualsiasi formazione professionale (pensate sia possibile con meno di altre 100 ore?). Presumo che per apprendere la legislazione italiana bisogna stimare almeno un migliaio di ore. Tralasciando la mia ultima ironica considerazione, scherzi a parte, domanda semplice: chi pagherà queste cifre?
Vista la situazione drammatica e il senso di delusione e sconforto che prendere possesso di tutti noi vorrei ricordare la figura di Giovanni Falcone, al quale un giornalista una volta ha chiesto se valeva la pena morire per questo Stato, lui aveva risposto che non ne esistevano altri. Per combattere efficacemente la mafia aveva anche teorizzato il carcere duro (41 bis) per gli appartenenti a Cosa Nostra, in quanto per lui non era possibile rieducarli.
Capisco che il mio articolo abbia toccato tematiche complicate, purtroppo bisognerà correre ai ripari ed agire cambiando leggi, regole e prassi, sfortunatamente non esistono soluzioni rapide e semplici. Inizio con un suggerimento: Per la legge italiana una persona non è imputabile fino ai 14 anni di età. Ricordo che dei bambini di sei anni hanno ucciso degli esseri umani. Insomma, basterebbe aggiungere una sola riga di legge: “salvo eccezioni da valutare” (ovviamente da parte di un magistrato o di un collegio giudicante adeguatemene formato).
Presumo tutti noi avremo molto lavoro da compiere.
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