Flavia Cubeddu

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Biografia dell’autrice 

Flavia Cubeddu vive nel Canada francofono da vent’anni, dove l’inverno trattiene il fiato e l’estate arriva come un lampo. E in questa distanza — da casa, dalle origini, talvolta da sé stessa — che nascono i suoi libri. Le sue storie prendono forma nei margini: tra ciò che resta non detto, ciò che è stato dimenticato e ciò che continua a bussare, anche quando non si vuole ascoltare. Scrive per ricostruire e per smarrirsi, per ritrovare ciò che è stato perso nelle pieghe della memoria. Nei suoi personaggi affiorano fratture, sguardi trattenuti, gesti che reclamano un nome. Se non posso ricordare me stesso nasce proprio da qui: dal bisogno di interrogare il vuoto, di dare un volto all’assenza e di scoprire cosa succede quando la memoria cede ma l’anima continua a parlare. Se non posso ricordare me stesso (2025) è il suo secondo romanzo dopo In bilico sull’oltre (2025).

Sinossi

una città dove il passato è stato dichiarato pericoloso, ricordare è un atto proibito.
Dopo anni di guerre e propaganda, una nuova legge ha imposto la Purezza del Presente: fotografie, oggetti, libri, ricordi devono essere distrutti. La memoria è considerata una colpa, l’oblio una forma di pace. La città vive così, sospesa in un tempo immobile, senza passato e senza domande.
Milo lavora nei magazzini statali, dove gli oggetti “carichi di memoria” vengono smontati e bruciati. Ma le sue mani sanno ascoltare. Restauratore di oggetti antichi, Milo sente che alcune cose non vogliono morire. Ogni frammento salvato, ogni oggetto restituito al suo proprietario, diventa un gesto silenzioso di resistenza.
Non è una ribellione politica, la sua.
È un atto d’amore.
Se non posso ricordare me stesso è una novella intensa e poetica che riflette sul valore della memoria come radice dell’identità, dell’amore e dell’essere umani. Una storia delicata e potente, dove gli oggetti custodiscono vite, e ricordare diventa il modo più profondo di restare.
Un libro per chi crede che il passato non sia un peso, ma un legame.
E che dimenticare tutto, a volte, significhi perdersi.

Intervista

Ci parli di com’è nata la sua passione per la scrittura.

La scrittura è sempre stata il mio modo di dare un senso alle emozioni e alle domande che mi accompagnano da tutta la vita. Amo osservare le persone, i loro silenzi, i ricordi che le abitano e le fragilità che spesso nascondono. Scrivere significa fermare ciò che rischia di andare perduto. È un gesto di ascolto e, in fondo, un modo per prendermi cura delle persone attraverso le loro storie. Credo che ogni libro nasca da una domanda più che da una risposta. È proprio quella domanda a spingermi a scrivere, nella speranza che anche il lettore possa ritrovare, tra le pagine, una parte di sé.

Una storia che secondo lei rispecchia un probabile futuro?

Spero sinceramente di no, ma credo che alcuni aspetti siano già davanti ai nostri occhi. Viviamo in un’epoca in cui tutto è velocissimo: consumiamo informazioni, immagini ed emozioni senza avere il tempo di trasformarle in ricordi. Siamo sempre più connessi, ma spesso sempre più lontani gli uni dagli altri. L’intelligenza artificiale, i social network e la continua ricerca del presente e del futuro rischiano di farci dimenticare chi siamo stati e, soprattutto, chi siamo. La mia novella non vuole fare una previsione, ma porre una domanda: cosa resta di noi quando perdiamo la memoria della nostra storia, delle nostre relazioni e delle persone che abbiamo amato? Perché una società che dimentica i propri legami rischia di perdere anche la capacità di riconoscersi nell’altro, di provare empatia e di amare nel senso più autentico della parola.

Come sarà la situazione dell’editoria tra qualche anno, secondo lei?

Penso che l’editoria cambierà profondamente, come sta cambiando il mondo. L’intelligenza artificiale avrà certamente un ruolo sempre più importante, ma credo che i lettori continueranno a cercare qualcosa che nessuna tecnologia potrà sostituire: una voce autentica. Cambieranno gli strumenti, forse anche il modo di pubblicare e leggere, ma non cambierà il bisogno dell’essere umano di raccontare e di ascoltare storie. Le storie capaci di emozionare, di creare empatia e di lasciare una traccia continueranno ad avere un valore insostituibile.

Com’è nata la storia di questo libro?

Non è nata da una trama, ma da una domanda che mi accompagna da molto tempo: chi siamo se perdiamo i nostri ricordi? Viviamo circondati da oggetti che spesso consideriamo banali: una fotografia, un giocattolo, una lettera, un orologio, una tazza. Eppure, ognuno di essi custodisce una parte della nostra vita, delle persone che abbiamo amato e di ciò che siamo diventati. Ho immaginato una città in cui tutto questo viene distrutto, perché senza memoria le persone sono più facili da controllare e più facili da convincere che il passato non abbia alcun valore. Da questa idea è nato Milo, un restauratore. Non poteva avere un altro mestiere. Chi restaura non aggiusta semplicemente degli oggetti: restituisce loro una storia. Milo fa lo stesso con gli esseri umani. Restituendo un vecchio giocattolo, una fotografia o un orologio, restituisce alle persone una parte della loro identità. Solo quando ho scritto l’ultima pagina mi sono resa conto che non avevo raccontato soltanto una storia sulla memoria. Avevo scritto, soprattutto, una storia sui legami. Credo che siano proprio i legami – familiari, affettivi, di amicizia – a renderci davvero umani. Sono loro a insegnarci l’empatia, la compassione e la capacità di amare nel senso più autentico del termine. La memoria, in fondo, serve proprio a questo: a custodire quei fili invisibili che ci uniscono gli uni agli altri. Quando quei fili si spezzano, non perdiamo soltanto il nostro passato. Rischiamo di perdere una parte della nostra umanità.

Cosa le piace leggere?

Leggo soprattutto narrativa contemporanea, saghe familiari e romanzi che raccontano i rapporti umani. Mi affascinano le storie che esplorano la memoria, l’identità, le relazioni e le scelte che segnano una vita. Amo gli autori che riescono a raccontare la complessità dell’animo umano con delicatezza, senza rinunciare alla profondità. Mi piacciono anche le distopie, quando non parlano soltanto del futuro, ma ci aiutano a comprendere meglio il presente.

Progetti futuri.

Sto lavorando a nuovi progetti narrativi che continueranno a esplorare temi a me molto cari: la memoria, le radici, l’identità e i legami che attraversano le generazioni. In questo momento, in particolare, sto scrivendo una raccolta di racconti, ognuno con una storia diversa ma accomunati dallo stesso desiderio di raccontare ciò che ci rende umani. Mi piacerebbe continuare a scrivere storie che restino nel cuore dei lettori anche dopo aver chiuso il libro. Credo che la letteratura più bella sia quella che continua a farci compagnia nel tempo, invitandoci a guardarci dentro e a guardare gli altri con occhi nuovi.

Dove troviamo il libro?

Se non posso ricordare me stesso è disponibile su Amazon, sia in formato cartaceo sia in versione eBook Kindle. Spero che ogni lettore, chiudendo l’ultima pagina, porti con sé una consapevolezza: non siamo fatti soltanto di ricordi, ma dei legami che quei ricordi custodiscono. Perché è proprio lì che nasce la nostra capacità di essere umani, di provare empatia e di amare.

Di Manuela Montemezzani

MANUELA MONTEMEZZANI
MANUELA MONTEMEZZANI
Manuela Montemezzani nata a Pavia il 20/11/77 dove risiedo e lavoro. Mi occupo di cultura da diversi anni, ho pubblicato diverse raccolte di poesie. Presentate anche in canali nazionali. Sono presidente dell'associazione culturale lo specchio dell'arte. Ho da sei anni la rubrica sull'eco di Pavia e di Savona che si chiama Due chiacchiere con l'arte. Organizzo mostre ed eventi.
MANUELA MONTEMEZZANI
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Manuela Montemezzani nata a Pavia il 20/11/77 dove risiedo e lavoro. Mi occupo di cultura da diversi anni, ho pubblicato diverse raccolte di poesie. Presentate anche in canali nazionali. Sono presidente dell'associazione culturale lo specchio dell'arte. Ho da sei anni la rubrica sull'eco di Pavia e di Savona che si chiama Due chiacchiere con l'arte. Organizzo mostre ed eventi.
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