Domani, venerdì 8 maggio 2026 a Nessebar in Bulgaria, inizierà l’edizione 109 de Il Giro d’Italia.
Nel 1909, alcuni giornalisti della Gazzetta dello Sport, il noto quotidiano sportivo pensarono di organizzare questa grande corsa a tappe lungo le strade d’Italia.
Presumo che molte persone avranno avuto modo di vedere tramite internet le leggendarie imprese dei passati Giri d’Italia. Dati gli oltre cento anni di manifestazione, possiamo dire che alcuni grandi campioni abbiano segnato determinati periodi. Si parla infatti dell’era di Binda, Bartali/Coppi, Merckx, Moser, Saronni, Pantani, Nibali, fino all’attuale periodo storico (che in un prossimo futuro potrebbe forse essere quella del campione sloveno Podacar, vincitore l’anno scorso, purtroppo assente nel corso dell’edizione 2026).
Fin dal 1931 sono stati effettuati sconfinamenti con tappe all’estero, quest‘anno la partenza dalla Bulgaria è dovuta a motivi legati allo sponsor. Sempre dal 1931 il leader indossa la Maglia Rosa, colore che contraddistingue le pagine con cui è stampato il quotidiano sportivo.
Va ricordato come il Giro d’Italia sia ben legato anche alla storia politico sociale del nostro paese (ne daremo alcuni accenni in seguito).
Il Giro d’Italia possiede alcune particolarità rispetto ad altre manifestazioni sportive. Forse è l’unica importante kermesse che non si svolge solo nelle grandi città. Si può dire che i ciclisti passano “in ogni angolo d’Italia”, questa edizione passerà da Savona il giorno 21 maggio 2026. A volte per vederlo basta solamente uscire di casa o affacciarsi al proprio balcone. Questo ha creato una vicinanza e un rapporto unico. I campioni del ciclismo non sono astratte entità presenti solamente sui media; grazie ai vari eventi collaterali alla manifestazione possono essere “visti da vicino” e incontrati da tutti i tifosi. Il passaggio del Giro d’Italia richiama una vera e propria festa, in alcuni borghi è l’evento più importante dopo la celebrazione del santo patrono.
L’Italia è una nazione che offre borghi meravigliosi e paesaggi suggestivi, il Giro d’Italia ha come sfondo i nostri fantastici monumenti e alcuni scorci naturalistici tra i più pittoreschi d’Italia.
Uno dei principi che uniscono i tifosi ai campioni è l’identificazione. Fin dall’infanzia, oggetto di desiderio nonché sogno di quasi ogni bambino è possedere una bicicletta. Forse non come quella di un professionista, possono bastare due semplici ruote ed un manubrio. La bicicletta è il primo mezzo che fornisce a tutti una relativa autonomia, in quanto è quasi sempre il primo mezzo di trasporto nella vita di ogni bambina o bambino. Dopo aver pedalato con la propria bicicletta, guardare dal vivo i campioni presenti al Giro d’Italia e sentirsi come loro è alla portata di tutti.
Come sostengono molti medici, lo sport è un farmaco disponibile per tutti e quasi gratuito. Il ciclismo ha caratteristiche peculiari, migliora la capacità di equilibrio, in genere è spesso consigliato per chi ha avuto problemi cardiaci. Una “buona pedalata” aumenta la presenza nell’organismo di serotonina, dopamina, endorfine. L’alta presenza di questi neurotrasmettitori contribuisce all’aumento del benessere generale e alla riduzione dello stress. Grazie alla combinazione di attività aerobica, ritmo, ambiente e senso di controllo l’attività ciclistica aumenta il tono dell’umore e la resilienza, contribuendo ad una maggiore socialità, in quanto il ciclismo è uno sport di squadra.
Presumo che la figura di Alex Zanardi, recentemente scomparso, abbia ben dimostrato cosa possa sviluppare l’hand bike, la bici a mano (che è una variante del ciclismo), d’altronde non importa molto se si pedala con i piedi o si muovono le braccia, l’effetto psicologico di flow (flusso) e di benessere è uguale.
Dopo aver elencato tutti questi benefici, probabilmente qualcuno potrebbe ricordare che il ciclismo professionista ha avuto diversi episodi di doping. Il caso di Eddy Merckx (che avvenne nel corso di una tappa in arrivo a Savona nel 1969), lo “scandalo Pantani” e la vicenda di Lance Armstrong sono tra le vicende più note. L’ultima è stata indicata come forse uno dei peggiori scandali sportivi i di tutti i tempi.
Per riscattare questi abissi, vorrei ricordare un episodio che va oltre il ciclismo e lascia stupefatti. Tra i diversi protagonisti storici del Giro d’Italia abbiamo citato Gino Bartali. Oltre a essere stato un enorme campione quest’uomo è stato dichiarato Giusto delle Nazioni nel 2013, ben 13 anni dopo la sua morte (avvenuta nel 2000). La vicenda ha avuto dell’incredibile, in quanto dimostra come il ciclismo possa sviluppare un enorme senso etico. Nel corso della II guerra mondiale, Gino Bartali era già noto a tutti come campione. Utilizzava la usa biciletta per allenarsi, percorrendo la strada tra Assisi e Firenze, passando davanti ai posti di blocco tedeschi. Essendo noto non era soggetto a controlli particolari. Su richiesta del vescovo di Firenze, aveva inserito nella canna della bicicletta documenti per aiutare gli ebrei perseguitati a scappare.
L’episodio è notevole, ma ancor di più forse il fatto che in vita Gino Bartali non abbia mai parlato di questi fatti ai media. Solo dopo la sua morte il suo eroismo è diventato di dominio pubblico. D’altronde tra le frasi celebri del campione non c’era solo: “Tutto sbagliato, tutto da rifare!” ma ancor più significativa: “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca.”
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