Un sabato d’estate, a Bologna. La stazione affollata di persone in partenza: famiglie, ragazzi, lavoratori, bagagli pronti per le vacanze.
Alle 10.25 un ordigno a tempo, nascosto in una valigia abbandonata nella sala d’aspetto di seconda classe, squarcia l’ala ovest della Stazione Centrale.
Crollano le strutture sovrastanti, trenta metri di pensilina si abbattono sul treno Ancona-Chiasso, fermo al primo binario.
La devastazione è impressionante.
Ottantacinque vite spezzate. Oltre duecento feriti.
La vittima più giovane aveva tre anni, la più anziana ottantasei.
Quarantasei anni dopo, le lancette del grande orologio sono ancora ferme su quell’ora.
Non per fermare il tempo, ma per impedirci di dimenticare questa profonda ferita della nostra storia repubblicana.
Il mio pensiero oggi va alle vittime dell’attentato terroristico, ai loro familiari, a chi porta ancora addosso i segni indelebili di quella tragica mattina.
A tutti loro il mio ricordo commosso, la mia vicinanza, il mio affetto.
#ioricordo







