
Sinossi
Ambientato in una Calabria intensa e contraddittoria, sospesa tra bellezza e dolore, Il Benedetto racconta la storia di una famiglia segnata da una tragedia originaria che si trasforma in un’eredità emotiva e psicologica trasmessa nel tempo. Negli anni Cinquanta, Alberto, giovane inquieto e animato dal sogno di emigrare in America, si innamora di Caterina, una donna fragile, cresciuta sotto il controllo esclusivo del padre, don Luigi. Il loro amore, ostacolato e vissuto tra silenzi e tensioni, si trasforma presto in desiderio di fuga. Quando Alberto tenta di portarla via, lo scontro con il padre sfocia in un tragico evento: parte un colpo di pistola. Convinto di aver ucciso Caterina, Alberto fugge e, sopraffatto dalla colpa, si toglie la vita. Questo gesto segna la nascita di una presenza inquietante e rimossa: “Il Benedetto”, figura sospesa tra memoria e oblio. Da quel momento, il dolore si radica nella famiglia e si trasmette come una maledizione silenziosa. Le sorelle crescono segnate da fragilità profonde: tra perdite, ansia, malattie e incapacità di liberarsi da un peso interiore che non trova spiegazione. Parallelamente, Caterina sopravvive ma resta intrappolata in un’esistenza isolata, vivendo in una dimensione quasi allucinata in cui Alberto continua a essere presente accanto a lei. Con il passare del tempo, Alberto viene cancellato dalla memoria collettiva: senza tomba e senza nome, diventa simbolo di una moderna damnatio memoriae. Tuttavia, proprio questa rimozione alimenta il trauma, che continua a manifestarsi nelle generazioni successive. La narratrice, erede di questo dolore, lo percepisce come una presenza viva, un “mostro” che la accompagna e si incarna anche in una malattia fisica e mentale. Il romanzo si chiude su una riflessione intensa: il dolore non scompare, ma si trasforma e si tramanda. Eppure, nel gesto del raccontare emerge una possibilità di riscatto: dare voce a ciò che è stato rimosso diventa un atto di consapevolezza e resistenza.
Biografia dell’autrice
Patrizia Di Vico è docente e autrice italiana. La sua scrittura si concentra sull’esplorazione della memoria familiare, dei traumi ereditari e delle dinamiche psicologiche che attraversano le generazioni.Nel romanzo Il Benedetto, unisce dimensione narrativa e introspezione, dando voce a storie intime e radicate nel contesto del Sud Italia. Il suo stile è caratterizzato da una forte intensità emotiva e da una particolare attenzione ai legami tra passato e presente, tra corpo e memoria.
Domande all’autrice
Ci parli di com’è nata la sua passione per la scrittura.
La scrittura mi ha accompagnata da sempre. Ho sempre sentito il bisogno di scrivere, ma per tanti anni ho tenuto i miei racconti nel cassetto. Avevo paura del giudizio degli altri e non mi sentivo pronta a espormi. Poi la mia vita è cambiata. Una malattia mi ha costretta a fermarmi e a guardare tutto da una prospettiva diversa. Ho capito che il tempo è prezioso e che ci sono storie che meritano di essere raccontate, anche quando fanno paura. Così ho deciso di pubblicare il mio primo romanzo. Oggi scrivere, per me, è un modo per dare voce a ciò che spesso rimane nascosto e per creare un dialogo con chi legge.
Una copertina che richiama un tempo passato. Cosa pensa trasmetta al presunto lettore?
Credo trasmetta nostalgia, autenticità e il desiderio di entrare in una storia che affonda le sue radici nel passato ma parla anche al presente. È un invito a rallentare e a lasciarsi accompagnare in un viaggio fatto di sentimenti, tradizioni e memoria.
Un amore di altri tempi, un amore contrastato. Com’è nato questo libro?
Il Benedetto è nato quasi di getto, da un’urgenza interiore. Sentivo il bisogno di comprendere perché esistano dolori che sembrano attraversare le generazioni e perché alcune famiglie siano più segnate di altre.
È un romanzo in cui realtà e immaginazione si intrecciano, fino a diventare il racconto di un dolore familiare che travalica il tempo e lo spazio. Una storia d’amore, ma anche una storia di silenzi, di giudizi e di ferite che si tramandano come un’eredità.
Ho scritto Il Benedetto nella speranza che ogni lettore possa ritrovare un pezzo della propria storia. Perché, anche quando cambiano i luoghi e i nomi, certe ferite, certi silenzi, il desiderio di amare, la sua soprattutto di comprendere il dolore, appartengono a tutti.
Una terra affascinante ma piena di pregiudizi: la Calabria. Come si colloca oggi questa regione nella cultura italiana?
La Calabria è una terra meravigliosa. Ha un patrimonio naturale unico, il mare, le montagne, i borghi, una storia antica e tradizioni che rappresentano una ricchezza straordinaria.
Allo stesso tempo è una terra che porta ancora il peso di molti pregiudizi, anche interni. Spesso si ha paura del giudizio, della critica, di esporsi o di fare squadra. Eppure credo che proprio dall’unione possano nascere i cambiamenti più importanti.
Accanto a tanta bellezza esistono problemi concreti, come la carenza di servizi essenziali, soprattutto in ambito sanitario. Raccontare la Calabria significa mostrarne entrambe le anime, senza idealizzarla ma anche senza ridurla agli stereotipi.
Con Il Benedetto il mio desiderio è contribuire, nel mio piccolo, a costruire una rete tra le persone, favorendo la nascita di associazioni e momenti di confronto, sia in ambito culturale sia sanitario. Credo che la cultura possa diventare uno strumento capace di unire e di generare consapevolezza.
Se c’è un messaggio che desidero lasciare è questo: nessuno si salva da solo. La cultura, la solidarietà e la capacità di fare rete possono diventare la forza che permette a una terra di crescere e alle persone di sentirsi meno sole.
Cosa secondo lei manca oggi nell’editoria nazionale?
Penso che serva più spazio per le nuove voci e per le storie autentiche. A volte si punta soprattutto su ciò che è già conosciuto, mentre ci sono tanti autori che avrebbero molto da raccontare e che meritano fiducia e attenzione.
Cosa le piace leggere?
Leggo davvero di tutto: narrativa italiana e straniera, classici, romanzi contemporanei. Mi considero una lettrice vorace. Quando inizio un libro sento il bisogno di arrivare subito all’ultima pagina. È quasi una necessità: devo completare quel viaggio, come se avessi un compito da portare a termine. Se poi il libro mi ha lasciato qualcosa di importante, lo rileggo con calma, per coglierne sfumature che magari mi erano sfuggite. Credo che leggere sia uno dei doni più grandi che abbiamo. Insieme alla musica, è ciò che più di ogni altra cosa riesce a nutrire l’anima, ad allargare lo sguardo sul mondo e a farci sentire meno soli.
L’intelligenza artificiale come cambierà, secondo lei, il mondo dell’arte e della cultura?
Credo che l’intelligenza artificiale rappresenti una grande opportunità e che, come ogni innovazione, possa offrire strumenti preziosi anche nel mondo dell’arte e della cultura. Tuttavia, resta uno strumento e non potrà mai sostituire la sensibilità, l’esperienza, l’intuizione e le emozioni proprie dell’essere umano.Penso soprattutto ai giovani. Noi adulti abbiamo la responsabilità di accompagnarli e di educarli al pensiero critico e alla riflessione. Viviamo in un tempo in cui tutto è immediato, veloce, a portata di un clic. Questo rischio di velocità continua può farci perdere l’abitudine a fermarci, ad ascoltarci e a distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è.
L’intelligenza artificiale può essere una grande alleata, ma solo se impariamo a usarla con consapevolezza. Dobbiamo insegnare ai ragazzi a distinguere la realtà dalla fantasia, a verificare ciò che leggono e a considerare queste tecnologie come strumenti al servizio dell’uomo, non come sostituti del pensiero, della creatività e delle relazioni umane.
Progetti futuri
In questo momento desidero accompagnare il cammino de Il Benedetto, continuando a incontrare i lettori e a dialogare con loro. Ogni incontro mi conferma che il libro sta creando qualcosa che va oltre la lettura: occasioni di confronto, condivisione e riflessione.
Vorrei che questo romanzo diventasse anche un punto di partenza per far nascere reti di collaborazione e associazioni che promuovano la cultura e sostengano chi affronta percorsi di malattia. Se un libro riesce a mettere in contatto le persone e a farle sentire meno sole, allora ha raggiunto uno dei suoi scopi più importanti. Inoltre ci tengo a dire che parte dei proventi del romanzo saranno devoluti alla ricerca. Nello specifico alla fondazione Parkinson e parkinsonismo del professor Pezzoli.
Naturalmente continuo a scrivere. Ho nuove storie che attendono di prendere forma, con la speranza che possano emozionare e lasciare una traccia, proprio come sta accadendo con Il Benedetto.
Dove troviamo il libro?
Il Benedetto è disponibile nelle librerie, può essere ordinato in tutte le librerie italiane ed è acquistabile anche sulle principali piattaforme online.
Di Manuela Montemezzani







