Venerdì 17 / sabato 18 luglio (ore 21.30 Piazza Sant’Agostino – Verezzi)
TERZO TEMPO di Lidia Ravera
Liberamente ispirato all’omonimo romanzo Ed. Bompiani
drammaturgia Lidia Ravera e Emanuela Giordano
Con Lucia Vasini, Paolo Hendel, Viola Lucio, Marco Mavaracchio
Regia e luci Emanuela Giordano
Scene Stefano Zullo. Costumi realizzati da Simona Dondoni – sartoria del Teatro Franco Parenti
Musiche Tommaso di Giulio e Leonardo Ceccarelli. Produzione: Teatro Franco Parenti in coproduzione con Agidi. Si ringrazia la Fondazione Ravasi Garzanti

Domenico e Costanza, marito e moglie “separati ma vicini”, affrontano con spirito opposto il passaggio alla grande età: lei, impulsiva e visionaria, vuole trasformarlo nel tempo più prezioso della vita; lui, più posato e ironico, cerca di starle dietro, tra slanci vitali e colpi di scena. In un gioco comico e affettuoso di ribaltamenti, i due mettono in discussione convenzioni, ruoli e certezze, sostenuti da un figlio incredulo e una giovane spettatrice partecipe. Un’esplosione di battute e umanità, dove l’umorismo non banalizza ma illumina. Non la solita storia di una coppia borghese in crisi, ma un inno disarmato e ironico all’arte di invecchiare con desideri intatti e lo sguardo rivolto avanti.
Sinossi
Tratto dal romanzo di Lidia Ravera, ‘Terzo Tempo’ è un’esplosione di battute e umanità, dove l’umorismo non banalizza ma illumina. Non la solita storia di una coppia borghese in crisi, ma un inno disarmato e ironico all’arte di invecchiare con desideri intatti e lo sguardo rivolto avanti. A interpretare questa coppia per nulla convenzionale, due fuori classe del teatro comico italiano, Lucia Vasini e Paolo Hendel, qui diretti da Emanuela Giordano. Lo spettacolo racconta del tempo che resta e di quello che si decide di farne, di ciò che si può ancora rimette-re in circolo quando sembrerebbe tardi: energie, affetti, desideri, ostinazioni.
È una commedia tenera e spiazzante, attraversata da battute che arrivano di traverso e da una malinconia vitale, affidata a interpreti capaci di tenere insieme ironia e fragilità, poesia e goffaggine, restituendo personaggi profondamente umani, contraddittori, riconoscibili. Un invito a guardare la vecchiaia non come un epilogo ordinato, ma come uno spazio ancora aperto, instabile e sorprendente, da abitare con coraggio.
Una coppia fuori norma: Domenico e Costanza, marito e moglie “separati di fatto ma non troppo”, hanno superato i sessant’anni e continuano a scegliersi a intermittenza. Si vedono, man-giano insieme, discutono di tutto e poi ognuno torna a casa propria. Lui è accomodante, ironico, apparentemente pacificato con la vita; lei è irrequieta, umorale, immaginifica, capace di slanci generosi e di azzardi poco pratici.
Matteo, il figlio, osserva tutto con l’insofferenza di chi sperava in genitori “finalmente maturi”. Tornato in Italia dopo un passaggio a vuoto, vorrebbe ordine, compostezza, un invecchiare sen-za scosse. Invece si ritrova davanti una madre che rilancia, che pretende ancora un pezzo di vita non addomesticato, un tempo supplementare da giocare fino in fondo. Accanto a loro c’è Dolores, presenza luminosa e concreta: ascolta, stempera, ricuce e, senza fare rumore, accompagna tutti verso un finale che somigli almeno un po’ a una possibilità.
Note di regia
Nei romanzi di Lidia Ravera la provocazione è una corrente leggera che si accompagna ad un raro senso dell’umorismo. Ridere e sorridere non banalizza, anzi, aiuta a capire. Ho voluto esaltare il carattere ironico presente nel romanzo a cui è liberamente ispirata questa commedia Terzo tempo è disseminata di battute che scoppiano a sorpresa in una trama per nulla scontata, dove saltano tutti i modelli, le sicurezze, le consuetudini.
Non inciampiamo nell’ovvio di una coppia borghese in crisi, parliamo di aspettative di vita, delle ricchezze materiali e immateriali che ciascuno di noi può mettere a disposizione per migliorare la propria e l’altrui esistenza.
Ho scelto interpreti che sappiano camminare sul filo dell’ironia ma anche della tenerezza, esseri umani comici e poetici, bislacchi e contraddittori, nei quali, almeno un po’, ci possiamo riconoscere tutti. Per questa ragione sono particolarmente felice della scelta degli interpreti Lucia Vasini, Paolo Hendel, Viola Lucio e Marco Mavaracchio, un quartetto inedito, tenero, spiritoso e umanissimo che insaporisce ogni battuta di spezie magiche, senza mai eccedere nelle dosi.
La scena evoca l’austero refettorio di un piccolo monastero in un paese che sfida il tempo e l’erosione. Con pochi, veloci spostamenti ci troveremo al ristorante dove Costanza e Domenico si incontrano il martedì. Un viaggio in macchina di notte, ci permetterà di concentrarci sui volti, gli sguardi, gli umori dei protagonisti, svelando qualche colpo di scena rivelatore.
La musica irrompe nel silenzio del monastero grazie al canto di Dolores e ci trascina nella leggerezza ritmica del gypsy jazz, miscela di gypsy, swing e valzer musette, reinterpretati da Tommaso di Giulio e Leonardo Ceccarelli, compositori e polistrumentisti. Sono brani inediti cuciti su misura per questo Terzo Tempo che ci piace immaginare felice. [Emanuela Giordano]
Fonte:
Ufficio stampa – Marzia Spanu







