La nostra nuova rubrica Geek District si apre con uno dei temi più discussi del momento: il finale di The Boys. Un finale attesissimo, carico di aspettative, ma che per molti fan — soprattutto per chi conosce i fumetti — lascia un retrogusto amaro. Non entreremo nei dettagli della trama, ma è impossibile ignorare la sensazione dominante: una chiusura affrettata, che sembra voler arrivare al traguardo più in fretta della storia stessa.
Una fretta narrativa che stride con la costruzione lenta, feroce e chirurgica che aveva reso la serie un fenomeno. Chi l’ha seguita dall’inizio lo percepisce subito: il finale non ha il tempo di respirare, di pesare le sue scelte, di dare il giusto spazio ai personaggi e alle conseguenze.

E soprattutto, sarebbe stato geniale per chiudere il cerchio finire così come è cominciato.
Chi conosce la prima scena della serie sa esattamente cosa intendo:The Boys aveva iniziato con un messaggio chiaro, brutale, simbolico. Quel messaggio meritava di tornare, di chiudere il cerchio.
Invece, la serie sceglie un’altra strada. Senza rivelare nulla, è evidente che gli ultimi episodi provano a incastrare troppi elementi in troppo poco tempo.
Archi narrativi che avrebbero richiesto un respiro più ampio vengono risolti in modo rapido, quasi meccanico.
La tensione che aveva definito la serie si perde in un ritmo accelerato che non le rende giustizia.
È come se la produzione avesse deciso di tirare il freno a mano e l’acceleratore insieme, con un risultato disordinato.
Per chi conosce i fumetti, la delusione è doppia. L’opera originale di Garth Ennis è spietata, coerente, circolare.
Inizia in un certo modo e finisce nello stesso modo, chiudendo un arco narrativo che non fa sconti a nessuno.
La serie, invece, opta per un finale più morbido, più psicologico, meno radicale.
Non è un tradimento totale, ma è un allontanamento evidente. E per molti fan questo pesa più di qualsiasi colpo di scena mancato. Il problema non è la qualità tecnica dell’episodio: è ben recitato, ben diretto, emotivamente efficace.
Il problema è la coerenza. La serie aveva promesso un certo tipo di storia, un certo tipo di chiusura, un certo tipo di coraggio.
E invece, proprio sul traguardo, sembra frenare. Chi ha seguito The Boys dall’inizio capirà subito cosa intendo quando dico che “doveva finire come è iniziata”.
Era lì che la serie aveva trovato la sua identità.
Era lì che avrebbe dovuto tornare.

The Boys resta una serie importante, provocatoria, diversa da tutto il resto.
Ma il suo finale divide:
– chi non conosce i fumetti lo troverà comunque soddisfacente,
– chi li conosce, o chi ha colto il senso del primo episodio, sentirà che manca qualcosa.

Non rovina la serie, ma la rende meno incisiva di quanto meritasse.